Mondo Nautica/Pesca

A Tutto Inchiku
15 Aprile 2013 ore 09:00

A Tutto Inchiku

Le moderne tecniche di pesca giapponesi legate alle esche artificiali calate in verticale sono in continua evoluzione. Le esche sono solo la punta dell’iceberg di questo fenomeno, perchè sotto ci sono fili, ami, prede e ...
Nicola Cocco

Opplà, le esche giapponesi non finiscono di stupirci e un altro miracolo arriva dal jigging. Non parliamo solo di forme e colori, le meraviglie che da qualche anno ci sorprendono sono vere rivoluzioni che riguardano le esche artificiali, ma infine quello che conta sono le sorprendenti catture che possiamo fare. Passata l’enfasi delle mirabolanti prede di qualche anno fa, con le esche classiche da jigging, ecco che la febbre riesplode grazie all’impiego degli inchiku (leggi incìcu). Il loro uso è alla portata di tutti, il movimento lento dell’esca, finalmente umano, non causa le contratture muscolari che il jigging tradizionale ci ha trasmesso fin dalgli esordi. In commercio esistono diversi modelli di inchiku con grammature variabili tra i 60 e i 250 grammi. L’esca è composta da un vettore, con corpo affusolato, al quale viene applicato un polpetto di una decina di centimetri con, all’interno, due ami legati con un cordino idoneo. I colori degli octopus sono diversi, e compongono la parte catturante dell’esca.

Primi risultati
Come accennato prima, i movimenti dell’inchiku sono molto meno frenetici di quelli del jigging normale. E’ sufficiente far arrivare l’esca sul fondo e recuperare lentamente per causare l’interesse dei predatori. Più fortunato del cugino Kabura, l’inchiku ha subito riportato successi incredibili. Abbiamo passato anche periodi in cui i più assatanati jigger stavano perdendo le speranze di cattura pur alternando jig di tutte le grammature... i risultati tardavano ad arrivare. Provando infine gli inchiku le cose hanno preso subito una piega diversa, come se i pesci si fossero abituti al jig, riconoscendolo come una fregatura. In un primo momento ci sono stati tanti attacchi, ferrate e slamature quasi in contemporanea. Più spesso, gli ami originali si sono piegati o staccati sotto il peso dei predatori. Infatti queste nuove esche vanno utilizzate con canne idonee, canne da inchiku appunto, che sono più alte delle normali canne da jigging ed hanno un’azione molto più morbida e parabolica. I mulinelli consigliati sono quelli rotanti da casting a profilo ribassato. Esistono in commercio alcuni modelli con delle modifiche sulle manovelle e sulle capienze di filo, che li rendono utilizzabili anche nelle catture di esemplari di notevole peso. Ma l’uso comune di queste esche è appropriato con canne da jigging molto leggere, le classiche light rods da 60 a 120 grammi. Si possono utilizzare anche mulinelli a bobina fissa, di misure che variano dal 5000 agli 8000. In questa situazione è opportuno apportare delle modifiche agli ami che compongono l’esca originale. La mancanza di flessibilità ed elasticità nelle attrezzature impiegate si scarica inevitabilmente sulla tenuta degli ami. In commercio le numerazioni degli ami pronti con annesso octopus vanno dalla misura 1 alla 3/0 (Hot’s). Nel novanta per cento dei casi queste numerazioni non sono sufficienti per una sicura cattura della preda. Anche i fili utilizzati hanno subito delle modifiche rispetto a quelli del jigging. PE da 1 a 2,5 sono tra i modelli da utilizzare perché permettono un minore attrito in acqua con il vantaggio di portare grammature non esagerate anche su fondali di settanta, cento metri. Con gli inchiku possiamo pescare qualsiasi tipo di predatore, dai pagelli alle tanute, dai dentici ai paraghi, cernie e ricciole di mole, non ultimi gli attacchi dei tonni nella loro migrazione primaverile. Così come è successo qualche anno fa, l’enfasi delle catture con l’inchiku ha dato nuovi stimoli e fa impazzire gli appassionati, sia esperti che neofiti. Alcuni, tra i più temerari, hanno sondato con ottimi risultati, fondali di gran lunga superiori ai 100 metri. Ai pescatori che si vogliono cimentare in questa tecnica, consigliamo di acquistare delle attrezzature bilanciate: canna, mulinello e fili vanno associati con perizia in riferimento appunto alle quote operative.

 


Inchiku in azione: 5 dritte
- Scegli l’inchiku più leggero che possa stazionare alla profondità desiderata e rimanere sotto la barca per consentirti almeno una serie di recuperi.
- Stai sempre in contatto con il fondo. Rilascia la lenza quando non senti l’esca toccare il fondo e falla rimbalzare al primo contatto con esso.
- Rimani in contatto con il tuo inchiku, devi sentirlo muovere. Abbassa la canna per farlo scendere in caduta libera, ma tieni gli occhi aperti sulla canna e sul filo. Dopo diverse uscite riuscirai a percepire le tocche dei pesci e la conseguente allamata.
- Sii pronto alla ferrata in ogni istante, recuperando velocemente fino a percepire il peso del pesce che piega la canna verso il basso, a quel punto ferra la preda.
- Unisci l’inchiku al leader attraverso un anello spaccato o con un nodo tipo loop. In modo che l’esca sia libera di muoversi anche di lato.
- Imbobina sempre con fibre. Le lenze Braided hanno uno spessore inferiore dei monofili con la stessa tenuta, e le micro fibre sono più resistenti all’abrasione. Una fibra sottile affonda rapidamente. Le fibre non hanno allungamento, il che significa ferrata immediata.

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