Mondo Pesca/Pescasub

Il Gianleo di Trinità d’Agultu
10 Gennaio 2022 ore 07:00

Il Gianleo di Trinità d’Agultu

Vallo a cercare, tra i graniti della Gallura, quelli rossi, bruciati dal sole, dal vento e dal sale. Se non lo trovi sporgiti verso il mare e scruta tra i riflessi argentati di quella immensa distesa liquida.
Alberto Belfiori

E' Gianleonardo Carta, il Gianleo della pescasub isolana. Un giovanotto, gallurese, di quelli concreti, con trentasette anni sulle spalle e una passione sconfinata per il mare e la caccia subacquea (ma gli piace molto anche la doppietta). E come potrebbe essere, diversamente, visto che il mare, quello vero, ossigenato e bianco col maestrale e invece blu nella bonaccia, ce l’ha di fronte, di fronte alla sua casa, a poche centinaia di metri? Il paradiso è il suo ambiente, come la Costa che scruta ogni mattina mentre fa colazione, da quando, ancora adolescente, seguiva il padre nelle sue uscite a pesca in barca, a traina o col palamito. 
Come hai iniziato? A 17 anni, un signore, amico di famiglia, mi porta in acqua per la mia prima esperienza di pescasub. Mi ricordo il Polpone, un fucile a molla di Seac Sub, forse un 60 cm, con una fiocina a tre punte e le pinne Rondine, due triangoli in gomma, appena sagomate, e i polpi e i tordi estivi, le mie prime prede. Ed è sempre l’amico di famiglia, tal Sergio Oggiano, che insiste con la pescasub e mi promuove barcaiolo per le sue uscite estive. Una scuola, per me, di alto livello. Il barcaiolo ha tanto da imparare anche se non s’immerge. Sono i dialoghi, i commenti, le indicazioni, che, se espresse con l’intento di educare, rivestono un valore formativo inaspettato. E Sergio in questo era un maestro. È andata così, per qualche anno, a intervalli irregolari, per le opportunità, fortunatamente generose, proposte ai giovani della mia età.
Un ricordo di quel periodo? La prima uscita da terra. Sempre d’estate, in quel posto magico che si chiama Monte Russo. Ero in compagnia di Sergio Oggiano, naturalmente. Una bellissima giornata finita con un ricco carniere, capponi, corvine e saraghi, tutti belli, grazie anche al mio piccolo contributo: tre o quattro pesci, comunque, per me, una prestazione più che onorevole. La serata è terminata a casa mia, con un po’ di gente a tavola e tanto pesce da mangiare.

“Ho già iniziato un percorso agonistico nel 2020, che ho ripreso l’anno successivo, vincendo la prima selettiva di II categoria a Romazzino e che mi è valsa an- che l’inaspettata copertina di Mondo Pesca”.


L’evoluzione? Dopo la scuola alberghiera ho iniziato a lavorare, soprattutto nei bar, dietro il bancone. Ma ero troppo sacrificato. Orari impossibili e a fine giornata ero sempre abbastanza stanco. Così decisi di dare una svolta alla mia organizzazione in modo da avere più tempo da dedicare alla pesca. Mi feci assoldare da mio padre, per fare il manovale. Lavoravo d’inverno e mi rimaneva tutta l’estate libera. Da allora, la Costa Paradiso, e le aree limitrofe, sono il mio campo di battaglia. Si tratta di fondali stupendi, granitici, ricchi di opportunità. Un ambiente resiliente, molto ossigenato e inospitale per certi tipi di pesca professionale.
L’agonismo? Quindici anni fa, forse più, militavo nel circolo Fipsas la Tana di Aggius. Un grande club, piuttosto attivo, con atleti di spessore e esperienza abbastanza per organizzare eventi di un certo livello, vedi gli italiani assoluti del 2016, vinti dal calabrese Luigi Puretti. Per la cronaca, il Sergio Oggiano mio maestro, arrivò sesto, dietro Dario Maccioni che salì sul podio, terzo classificato e Gianfranco Loi, quinto.
E oggi? Oggi le cose sono cambiate. Arzachena, grazie a Massimo Giagoni, ha una nuova società di pesca, la Smeralda deep sea. Io ne faccio parte da due anni e ho già iniziato un percorso agonistico nel 2020, che ho ripreso l’anno successivo, vincendo la prima selettiva di II categoria svoltasi a Romazzino e che, grazie a te, mi è valsa anche l’inaspettata copertina di Mondo Pesca.
Qual è la tua tecnica preferita? Sono un tanaiolo dichiarato e mi tuffo fino a 30 metri con un 60 cm monoelastico e fiocina a 4 punte. Mi diverte infilarmi in ogni pertugio e cercare la preda anche negli anfratti più nascosti della tana.
Sei un temerario? Diciamo che non ho paura. Sono molto attento a quello che faccio e cerco di vedere ogni minimo risvolto negativo, anche se tutto ciò è relativo. Una volta, ad esempio, a Portobello, mi sono infilato sotto una grossa lastra di granito a circa 25 m di profondità. Era piena di corvine, ma a un certo punto perdo la maschera. Al buio non è un’esperienza divertente, e anche in risalita, c’è il pericolo di sbattere la testa sull’opera viva del gommone.
La tua preda più grossa? È roba recente. Estate 2021, sempre a Portobello: la cernia 23-23. Ero in mare da solo, in un’area che conosco molto bene con una trentina di punti segnalati per il serranide. Al primo tuffo, arrivo sul fondo, appunto a 23 metri, e in lontananza scorgo una grossa cernia fuori dalla tana. Purtroppo non mi dà confidenza e si allontana. Risalgo e cambio fucile con un 100 ad aria. In caduta mi sbilancio verso una roccia sulla sabbia dove secondo me si era rifugiata. Mi infilo completamente, sotto una lastra, attraverso un’apertura di circa 40 cm. Accendo la torcia e me la ritrovo davanti. Sparo al volo e la colpisco sotto l’occhio. Praticamente fulminata ma, a scanso di equivoci, la doppio per sicurezza. Dovevo festeggiare il compleanno e grazie ai 23 chili del pesce, così è stato. E siccome apriva la caccia… doppio festeggiamento.
Le tue abitudini? Pesco prevalentemente nelle mie zone. In una fascia se vogliamo abbastanza ristretta, da Cala Pischina a Isola Rossa, meno di 25 chilometri, in linea d’aria, ma densi di spazi dove divertirsi. Non troppo tempo fa insieme a Massimo Giagoni, il mio presidente, e Pietro Uscidda, siamo andati a Cagliari, a Marina piccola, per una gara, un campionato sar-do. Per me era come… una trasferta all’estero. Un sacco di gente, tutti bravi. Comunque non abbiamo sfigurato, noni. Navigo con affetto su un Gommonautica di 4,5 metri e un 40-60 Yamaha con i miei soliti sponsor: Abissub e Gft.
La tua discesa più profonda? Ho fatto un tuffo a 36 metri, senza fucile, così, per divertirmi e naturalmente in compagnia del solito Sergio.
Programmi? Mah, adesso conto di finire al meglio le selettive e poi, visto che sono un autodidatta e che la sinusite è sempre lì, in agguato, pronta ad aggredirmi, vorrei fare un corso di apnea, con particolare interesse verso la compensazione.
 

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