Mondo Pesca/Surfcasting

10 Giugno 2021 ore 11:37

Maxiorate

Appena dopo il tramonto, con poco tempo a disposizione, bisogna minimizzare le incognite e i dubbi. Quest’anno le grosse orate si pescano appena fa buio, lo dimostrano le tante foto e racconti un po’ da tutta la Sardegna.
Federico Melis

E  ti pareva? La “mamma” ti impone di tornare a casa prima delle 23 ma proprio a quell’ora le orate, manco conoscessero Dpcm e ordinanze, han-no deciso di fare capolino nel sottoriva. Come ogni anno, a fine primavera e inizio estate la “dieta” del surfcaster cambia drasticamente. Finito o quasi il periodo utile per pescare i grossi saraghi nella schiuma, adesso la nostra attenzione si focalizza sulla “regina” del- l’estate. Pare che ai pescatori piaccia la monarchia, visto che ci circondiamo di regine… in inverno è la spigola, ma col caldo il seabass abdica per la cugina dal muso dorato. La tecnica della pesca all’orata si basa su alcuni “fondamentali”, fattori che negli anni hanno dimostrato la loro efficacia; ma ogni stagione ha le sue peculiarità: capita di notare che un anno l’orata preferisca un tipo d’esca, particolari condizioni meteo, spot più frequentati rispetto al normale. Quest’anno la variante più rilevante, almeno dai tanti racconti di chi ha avuto la fortuna di avere “pesce in canna” è l’orario. Le orate, quelle grandi, latita-no nelle ore di luce (forse è ancora presto per dirlo, meglio aspettare l’estate piena…) e aumentano la loro attività appena fa buio. Appena fa buio, appunto… Siamo tutti in trepidante attesa di positivi sviluppi, un “liberi tutti” che ci permetterebbe di trascorrere tutta la notte a pesca (finalmente…). Ma, per il momento, dobbiamo fare da bravi, smontando l’attrezzatura in modo da essere a casa giusto il tempo per non sforare col puntualissimo coprifuoco. Questa la situazione adesso, a fine maggio, ma come accennato, speriamo in un’evoluzione sempre più serena e volta a un ritorno pieno alla normalità. Quella che descriviamo è quindi una tecnica che forse tra poco sarà superata ma risulta molto interessante perché pensata per aumentare, addensare le probabilità di cattura in un tempo limitato.


 

Sfruttiamo il tramonto
Le mareggiate di Maestrale hanno spinto il nostro popolo a frequentare la Costa Verde e un po’ tutte le spiagge dell’ovest. Le soddisfazioni non sono mancate, soprattutto per chi ha la fortuna di abitare a non più di un’ora di strada da queste spiagge magiche. Piscinas che nell’ultimo lustro aveva mostrato una “fastidiosa” presenza di tanti piccoli serra, voraci ma poco emozionanti una volta in canna, pare che quest’anno voglia ripagare i sacrifici della trasferta con le più belle orate di stagione. Dai tanti racconti emerge l’importanza di essere in spiaggia per tempo, con le canne piazzate e con inneschi belli freschi pronti per un veloce cambio ben prima che il sole tramonti. Abbiamo detto che dobbiamo sfruttare il cambio di luce e un paio di ore di buio, quindi non possiamo permetterci troppi esperimenti. Una configurazione possibile prevede 4 canne in acqua, due monoamo e due con doppio innesco. Le parature con amo singolo avranno come esca il granchio, vivo e presentato con due ami, posti a ridosso delle zampe posteriori (c’è chi aggiunge un terzo amo frontale, a voi la scelta). Le canne con la paratura a due ami saranno preparate con esche più “veloci” anche se comunque di buona consistenza. Per esche veloci intendiamo quelle che hanno bisogno di un controllo e una sostituzione più assidua rispetto al granchio. Parlo di inneschi quali cannolicchi, bibboni, sia interi che a caramella, strisce di seppia… Le condizioni particolari del momento, sia meteo che del mare, dettano la strategia da usare in spiaggia, ma un buon approccio è quello lanciando i quattro inneschi alternati e a distanze differenti. Una canna a due braccioli lontano da riva, una col granchio a non più di quaranta metri, la seconda a due braccioli quasi sul gradino e l’ultima, col granchio a sondare fasce d’acqua più lontane. Questo solo come approccio iniziale ma, come anticipato, la presenza di un interessante canalone, di una pun-ta, di fasce di corrente trasversale rispetto al profilo della spiaggia, ci devono suggerire la giusta condotta.  Fin qui la teoria, o meglio l’esperienza di queste prime settimane di pesca all’orata. Ma solo la prova sul campo può confermare le nostre idee. Per il momento dobbiamo adattarci, compressi tra la necessità di lasciare le spiagge libere alla balneazione di giorno e il limite imposto dal coprifuoco. E quando potremo affrontare le uscite di pesca con più calma, questa configurazione di pe-sca si dimostrerà vincente, perché testata in condizioni non proprio otti- mali. Noi ci stiamo preparando, questa è la novità.

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