Mondo Pesca/Spinning

Serra dalla Scogliera
10 Giugno 2021 ore 11:42

Serra dalla Scogliera

Condizioni al limite del praticabile, con la schiuma delle onde che sommerge gli scarponi, in precario equilibrio sulle roc-ce. Spinning al serra è sinonimo di grandi emozioni, una prova di forza che non sempre ci vede vincitori.
Michael Nuscis

Il popper, nella penombra del cambio di luce, stento a vederlo. Sento dalla trazione che fa sulla parte finale della canna che il grosso artificiale nuota “bene”, nonostante schiuma e corrente. Non un popper qualsiasi, ma il Roosta, enorme imitazione di un pesce impaurito, con grandi occhi sbarrati e con la bocca spalancata. Nella mia cassetta, in questo periodo, ho molti esemplari diversi di questo stesso modello, segno che già in passato il buon Roosta mi ha regalato tante soddisfazioni. La colorazione è… ormai quasi imprecisata, rovinata o valorizzata (secondo i punti di vista…) dalla lunga militanza in acqua. Credo che in condizioni di mare mosso, con molta schiuma e poca luce, la colorazione dell’artificiale non rappresenti un fattore determinante. Non posso citare delle tesi al riguardo ma è la prova sul campo a suggerirmelo. Proprio questi modelli che uso con successo, la colorazione originale l’hanno ormai quasi del tutto persa, un po’ nel continuo sfregare sulle rocce sommerse ma anche durante i saltuari incontri con la formidabile dentatura del serra. E comunque, per chi volesse testare in prima persona più colorazioni, consiglio di alternare motivi naturali con tinte più eccentriche e vivaci. La grammatura di queste esche varia ma prediligo i modelli di almeno 40-45 grammi. Perché utilizzare misure XL? L’equazione esca grande = pesce grande non è sempre verificata. Ma col serra non si può andare sul sottile. Il classico finale da spinning, fatto di uno spezzone di fluorocarbon, quando peschiamo i serra andrebbe necessariamente sostituito con il cavetto d’acciaio. Si può evitare questa soluzione strong facendo in modo che il serra, ma soprattutto la sua dentatura affilata, non entrino in contatto col filo. Questo si riesce a ottenere proprio utilizzando artificiali di dimensioni generose, soprattutto in lunghezza.

Pescando in scogliera
Per quanto riguarda canna e mulinello dobbiamo prestare attenzione agli spot che andiamo a frequentare. Parlo di scogliere a picco sul mare. Quindi spot con molti ostacoli di fronte e di fianco a noi; rocce taglienti, scivolose, infide. La nostra posizione sopraelevata consiglia di usare canne abbastanza lunghe anche perché gli artificiali di superficie, specie quando il recupero è quasi terminato, tendono a nuotare male se sollevati in anticipo da un fusto troppo corto. L’azione della canna può anche non essere heavy, visto che il serra spesso si ferra da solo. Che filo usare in bobina. Il trecciato ha delle caratteristiche di rigidità e prontezza all’impulso dato dalla nostra azione che lo fanno preferire al nylon. Ma il trecciato è debolissimo, indifeso, rispetto allo sfregamento sulle rocce. A parità di diametro un trecciato ha un carico di rottura molto maggiore di un filo tradizionale ma anche una maggiore esposizione alla rottura per sfregamento. Di questo fattore dobbiamo tenerne conto quando andiamo a pesca in scogliera. O peschiamo con nylon in bobina, o scegliamo un luogo dal quale si riesca a lanciare e recuperare mantenendo bassa la probabilità di accidentali sfregamenti. La scelta è personale. Personalmente affido le mie speranze a un eccellente trecciato, con libbraggi da 20 a 30 e tento di evitare che questo venga a contatto con le rocce. Per completare l’attrezzatura manca solo la scelta del mulinello. Se fino a qualche anno fa questo tipo di pesca veniva fatta esclusivamente con mulinelli di grossa mole, robusti ma pesanti, l’evoluzione che ha avuto lo spinning ha portato alla produzione di piccoli modelli, dotati di albero rinforzato, frizione precisa ma pur sempre leggeri. Un pomello rotondeggiante, ergonomico, aiuta la presa anche con le mani bagnate.

Azione di pesca
Il recupero del popper non è sempre lo stesso. Nelle aree portuali, con la superficie del mare liscia come una tavola, la fase di recupero è facilitata dalla possibilità di seguire con lo sguardo il nuoto dell’artificiale. In scogliera no! Non sempre abbiamo un contatto visivo con l’esca, anzi… Si pesca quasi alla cieca, confidando nell’esperienza maturata in decine di uscite precedenti. Ma di sicuro non dobbiamo avere paura di perderci qualche attacco. Se il serra decide di attaccare lo sentiremo chiaramente. A volte il pesce non attacca deciso, colpisce con potenti scordate quella che a lui sembra una preda in difficoltà. Ad ogni modo, anche queste sono prove del suo interesse, segno che il recupero che stiamo imprimendo al popper è giusto. Lanci e recuperi si susseguono, frenetici, fino a quando di colpo, il popper si blocca, la canna si piega e la frizione inizia a fischiare. È quello il momento tanto desiderato, lo strike che giustifica tante uscite a vuoto. Ma non è ancora finita. Quando la preda arriva vicino a noi, la sua unica e ultima via di fuga sono le rocce. In questa fase dobbiamo tenere il serra lontano dalle pietre taglienti, velocizzare il recupero, quasi forzare la fine. Un ultimo sforzo necessario per concludere degnamente una battuta di spinning in scogliera.

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