Mondo Pesca/Navigazione

L’Arte dei Nodi
24 Luglio 2020 ore 09:00

L’Arte dei Nodi

Da sempre i nodi hanno accompagnato l’attività dell’uomo sul mare, tanto che non è immaginabile pensare al marinaio senza i cordami ed i nodi.
Marco Sassu

I  nodi marinareschi pervenuti fino a noi sono numerosi, ma molti di essi, pur conservando la loro intrinseca bellezza, non vengono più adoperati sia perché sono cambiati gli armamenti delle unità a vela sia perché nuovi materiali richiedono tecniche e sistemi differenti. Ad esempio, il nodo “piè di pollo per ridda” non è più adoperato perché le sartie delle imbarcazioni a vela (così come quelle dei più grandi bastimenti a vela) utilizzano gli arridatoi al posto delle antiche bigotte. Stessa sorte è toccata ai nodi utilizzati per realizzare i parabordi, perché questi si trovano in commercio in materiale plastico; su molte imbarcazioni a vela le drizze hanno terminali impiombati, alle cui gasse è incocciato un gancio rapido o un grillo, cosicché anche la gassa d’amante, che veniva confezionata per assicurare la drizza all’angolo di penna, ha subito una ulteriore limitazione d’uso e così è stato per gran parte dei nodi marinareschi. Per contro, l’utilizzo di nuovi materiali, prodotti dalle corderie, ha fatto sì che nascessero nuovi nodi.

Utili e decorativi
Tuttavia alcuni dei numerosi nodi marinareschi sopravvivono alla tecnologia e vengono largamente adoperati a bordo delle nostre navi e imbarcazioni. Molti altri hanno conservato il loro fascino e la loro bellezza e fanno mostra di se in artistici quadri. Tra questi, il re dei nodi marinareschi (anche se è noto in numerose altre professioni) è senza ombra di dubbio il nodo “Gassa d’amante semplice”, chiamato dagli anglosassoni “Bowline” (cavo di prua, perché eseguito lungo la caduta prodiera delle vele quadre ed  impiegato per portare verso prua questo lato della vela per poter meglio stringere il vento nelle navigazioni di bolina). Si tratta di un nodo noto a tutti, costituito da un anello eseguito in cima e chiuso da un nodo non scorsoio. Il nome italiano deriva dal termine garza e dal ligure gassa, che a sua volta discende dallo spagnolo gaza con significato di anello, asola e dal termine della manovra corrente “amante”. Esteticamente pulito, bello da vedere, utile ogni volta che occorra ingrossare la cima di un cavo per evitare che possa fuoriuscire accidentalmente da anelli, passacavi, bozzelli, etc. è il “Nodo ad otto” (figure of eight, in inglese), conosciuto anche con il nome di “Nodo Savoia” poiché figura nello stemma araldico di questa nobile famiglia. È certamente un nodo antichissimo usato anche sulla terraferma, come dimostrano alcuni reperti appartenenti alle antiche tribù di indiani americani e canadesi. Altro antico nodo, comune a numerosi mestieri, è il nodo di avvolgimento noto con il nome di “Parlato semplice”, “Clove hitch” per i marinai di lingua inglese, ed impiegato per assicurare una cima ad un’asta, ad un palo o altro oggetto. Il suo nome deriva per similitudine “dalla domanda e dalla risposta”, che si fa nel comune parlare, nel senso che una cima viene passata sopra l’altra come se si rispondesse alla chiamata dell’altra cima, quasi a rincorrersi. Meno conosciuto, ma estremamente utile è il “Nodo a serraglio” o “Nodo a strangolare”; ottimo per fermare momentaneamente i legnoli di un cavo per evitare che si disfi o per sostituire una fascetta metallica nel punto in cui un tubo di gomma si raccorda ad un altro tubo in gomma o rigido. Efficace e indispensabile a bordo è la volta alla galloccia, che viene eseguita per assicurare la cima d’ormeggio alla galloccia (quella ferramenta a forma falcata situata in coperta o sugli alberi, alla quale vengono date volta le cime degli ormeggi o delle manovre). Per unire due cime si ricorre spesso al “Nodo di scotta o di bandiera”, che prende il suo nome dall’uso che di questo nodo si faceva a bordo dei velieri, assicurando le scotte agli occhi delle bugne o, nel caso delle bandiere, all’occhio che le sagole di inferitura di queste presentano nella parte alta. Due cime dello stesso diametro possono essere unite mediante un “Nodo piano”, composto da due nodi semplici eseguiti in modo che il secondo abbia  senso opposto al primo. Anche questo nodo antichissimo figura come nodo di ornamento in alcuni gioielli appartenenti al popolo egizio e risalenti ad oltre cinquemila anni fa. Ma i nodi marinareschi che vengono considerati di ornamento sono numerosi: molti dei più semplici hanno anche un utilizzo diverso, come per esempio il “nodo ad otto” e il “nodo piano”, altri, più complessi e voluminosi, hanno un aspetto assai gradevole e simmetrico, come il “nodo diamante” o i vari “paglietti” ed il “sacchetto lanciasagole”, noto anche con il nome di “pugno di scimmia”.

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