Mondo Pesca/Bolentino

La Lenza Giusta
11 Luglio 2020 ore 06:00

La Lenza Giusta

Al di là del consentito, sei ami comportano un’organizzazione di pesca non sempre raggiungibile soprattutto su imbarcazioni di modesta grandezza. Pulizia e semplicità pagano anche sui fondali più profondi.
Alberto Belfiori

Un tempo il termine “bolentino” indicava giusto la lenza, paratura compresa, e il supporto in sughero su cui veniva avvolta, ma solo per gli impieghi in barca. Infatti per l’uso da terra, dagli scogli o dalla spiaggia, non si usava chiamarlo allo stesso modo. Oggi, per bolentino s’intende la classica pesca a fondo dalla barca, con o senza canna, nei pressi della costa oppure al largo, su fondali che vanno, di solito, da 15 ai 400 metri, ma anche oltre. Per le quote più impegnative la paratura assume aspetti a volte particolari, certamente adatti alle prede caratteristiche e al percorso che, in discesa e in risalita, deve compiere. Per quanto riguarda i pesci il riferimento agli occhialoni è obbligato ma, fra le tante possibilità, dobbiamo aggiungere la cernia, il nasello, lo sciabola, il castagna, lo spinarolo ed altri pesci occasionali, comunque di un certo peso. Il percorso invece è semplicemente lo spazio nella colonna d’acqua che varia a seconda della batimetrica operativa e dalla presenza di correnti più o meno forti. Valutando questi due fattori si arriva a strutturare una paratura che può essere generica o specifica. Il primo caso, ossia la paratura di tipo “generico”, è l’argomento che tratteremo in queste pagine, anche se in onor del vero nella sua genericità, il target è specifico: l’occhialone, appunto. Sappiamo che questo animale vive in colonie numerose, praticamente sul fondo e fino a qualche metro più su, intorno alle batimetriche che partono più o meno da 150 metri, a scendere. Ciò significa, che i più fortunati, quelli che registrano i 150 metri dopo una semplice “sgasata”, hanno certo molte più chance ma non saranno i soli. L’area, appetitosa per i più, è, con tutta probabilità, altamente battuta e quindi, forse, scarsamente redditizia. Per tanti altri, invece, prima di arrivare a destinazione occorre navigare per parecchio tempo, quindi sempre con alta pressione dichiarata, mare calmo e assenza di vento. Al massimo 8-10 volte l’anno, se tutto va bene. In ogni caso l’impegno per questa tecnica di pesca non è da sottovalutare e ciò giustifica parature con 6 ami, numero massimo consentito, come riporta anche il sito del Corpo forestale della regione Sardegna. Partendo da questo dato è facile intuire il peso della zavorra che deve calare a quelle profondità tanti ami e tante esche, come minimo almeno 400 grammi.                                            

 


Paratura
Ma vediamo in generale le caratteristiche di questo apparato pescante, partendo appunto dai sei ami. Diciamo subito che non è necessario che l’esca sia ben presentata sullo stile del “long arm” nel surfcasting, scarsità di luce e pesci famelici non lo richiedono. I braccioli, quindi, sono corti, non più lunghi di 15 centimetri. E sono robusti, 0,50, 0,60 millimetri, in fluorocarbon, non per l’invisibilità riconosciuta a questo materiale, ma per la caratteristica rigidità, necessaria per sopportare le torsioni di tanto percorso in discesa e in risalita, soprattutto con il pesce attaccato. Rigidità che, in caso servisse, viene a volte esasperata inserendo il bracciolo in una guaina, un tubo termorestringente (come lo propone Filpesca) del diametro di mm 1-1,2, senza avvicinarlo al calore. La misura dell’amo varia a seconda della grandezza dell’occhialone e può essere minimo n. 1 e massimo n. 2/0. È consigliato il circle, ma soprattutto che sia legato in modo da non essere costretto alla rigidità del bracciolo. Così facendo l’allamata è più sicura e le perdite in risalita solo un ricordo. Visti i 15 centimetri circa del bracciolo il trave, dello spessore di mm 0,70-0,80, non misura meno di 1,5 metri, senza considerare uno spezzone di filo più sottile (0,45 mm) che serve di collegamento al piombo. Nel particolare, la paratura può essere costruita secondo i canoni tradizionali, quindi armata con gli sleeve, sferette, girelle, moschettoni e il tubicino più o meno trasparente, secondo il classico schema proposto in foto. L’alternativa, quella che piace al mio amico Andrea Bottacin di Fishing Academy e Cuisine, sostenitore del “meno ce n’è meglio è”, è la paratura cosiddetta Stonfo, senza girelle, senza sleeve e senza perline, quindi armata solo di “Stonfo beads deep”, le geniali sfere con fori non intersecanti che ospitano sia il trave che il bracciolo, assicurando loro le stesse funzioni di una girella. La misura consigliata è la n. 6, con fori da 1,3 mm di diametro per il trave e 0,80 per il bracciolo, un po’ sovradimensionati, ma in pratica i più funzionali, con scarico assicurato delle torsioni. In altre occasio-ni, abbiamo visto le incredibili propo- ste del mercato, anche artigianali, co-me ad esempio il filo d’acciaio, circolare, con un imprecisato numero di a- mi, legati ognuno a un filo cortissimo, a mo’ di natello. Oppure, un numero sempre imprecisato di ami, fissati con un filo cortissimo di nylon a braccioli d’acciaio. Soluzioni discutibili a mio avviso, esposte alle correnti e comunque pesanti, tanto da richiedere zavorre più voluminose a discapito della precisione e della sensibilità di pesca. Il suggerimento, in termini di sensazioni e sportività è quello di alleggerire la parature il più possibile, riducendo il numero di ami, in qualunque configurazione, almeno a quattro. Inoltre le misure ridotte sono più congeniali alle canne normalmente disponibili per questa tecnica, mai abba- stanza lunghe, tanto da rendere ridicolo il recupero delle prede in caso di “en plein” o giù di lì.

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