Mondo Pesca/Acque interne

Trote Into the Wild
11 Luglio 2020 ore 06:00

Trote Into the Wild

Una tecnica, quella dello spinning alla trota che mi mancava. Sono bastati pochi minuti, immerso sino alla vita nella gelida acqua del torrente, per farmi appassionare. E quando poi è arrivata la prima cattura…
Fabrizio Frongia

Avevo solo sei anni quando mio padre, che non smetterò mai di ringraziare per questa eredità, per la prima volta mi portò a pescare, trasmettendomi di fatto quell'immensa passione che è la pesca. Cannetta fissa in bambù in mano, ereditata da mio nonno, e via a pescare qualche piccolo ghiozzo o qualche sparaglione, che agli occhi di un bimbo sembravano delle prede gigantesche, lungo le banchine e le piccole scogliere del cagliaritano. Da allora son passati "solamente" trentaquattro anni, ma la passione e l'amore che quel bimbo aveva per la pesca e per il mare, non sono mai scemate, tutt'altro, anno dopo anno sono aumentate a dismisura diventando quasi una "droga", entrando in "astinenza" quando non trovo il tempo per la classica uscita settimanale. Negli anni ho avuto il piacere di provare varie tecniche: son passato dalla famosa cannetta fissa, alla pesca all'inglese con galleggiante e con il pasturatore, per poi dedicarmi alla bolognese dalle scogliere, sfidando le onde per lanciare un grosso galleggiante in mezzo alla schiuma e per concludere la mia ultima, ma forse più grande passione, il Surf Casting. Ultima tecnica che pratico sia a livello amatoriale ma ancor di più in veste di garista, portacolori, da ben otto anni, del Club Ondalunga di Calangianus. Ma oltre alla pesca in mare, ho praticato anche la pesca in lago, prima carp fishing e poi per qualche stagione ho avuto il piacere di conoscere il brivido del bass fishing, con i salti fuori dall'acqua, unici nel suo genere. Ma è da qualche anno che mi ero messo in testa di provare l'ennesima tecnica descritta, da chi la pratica, come particolare e affascinante, tanto da trasmetterti delle emozioni uniche. Una tipologia di pesca che, oltre il fascino di insidiare una preda bellissima per la sua eleganza, trasmette un amore e un rispetto per la natura che non bisognerebbe mai trascurare. Abbiamo la fortuna di praticare la nostra passione all'aria aperta, in simbiosi con degli scenari unici. In più, per quanto ci riguarda, vivere in Sardegna ci regala itinerari e spot invidiati da tanti, alcuni dei quali risultano essere dei veri e propri paradisi, da rispettare e da tutelare, come patrimonio da tramandare nel tempo ad altri appassionati come noi.  Può sembrare da ipocriti parlare di rispetto per la natura quando si pratica uno sport che prevede l'uccisione dei pesci, ma non penso sia così: il rispetto si può avere sempre, anche praticando la pesca, di questo sono certo e sono certo che la natura, quando sa di essere rispettata, ti ripaga sempre con qualche cattura da sogno, di quelle di cui non smetti mai di parlare.

Il richiamo della foresta
Tutto nasce un sabato sera in compagnia di mio compare, nonché presidente del mio team, Antonio Careddu, che, fra una birretta e l'altra, mi propone la mia prima uscita alla trota in fiume. È da qualche anno che ho in testa questa idea, per cui nell'armadio ho tutto l'occorrente "nuovo di pacca"… stivaloni, mini cannetta, micro mulinello e una sfilza di cucchiaini, che come si dice qui in Gallura... "no cumpri più!!!" (non finisce più!!!). Vengo subito avvisato, anzi mi si chiede esplicitamente: “Sei disposto a camminare non so per quanto, graffiarti, arrampicarti fra i massi ed entrare in acqua?”. Incosciente come sempre, quando si parla di pesca, rispondo senza esitare: “e che problema c'è, ne facciamo chilometri, carichi come asini, per andare normalmente a surf casting!”. Appuntamento alle sette del mattino, caffè veloce, e via in direzione di Berchidda, località Terra Mala, che già dal nome è tutto un programma, ma sfido la sorte e chiedo: “come mai 'sta zona si chiama Terra Mala?”. “Perché è un posto talmente impervio” mi spiega Antonio “che non ci si può fare nulla tranne che goderti il paesaggio”. Ore otto, siamo finalmente nello spot, si calzano i gambali e zaino in spalla ci si incammina fra i boschi per arrivare al fiume che si incanala all'interno di una gola fra i monti. Lo scenario sin da subito è fantastico, si entra in acqua, l'aria fresca e pulita dei boschi ci toglie quel sonno mattutino che ancora ci assale. Si inizia a guadare il fiume, passando fra gli arbusti, fra i rovi e piano piano ti senti immerso, quasi divorato dalla natura; gli unici rumori che ci accompagnano in questo percorso sono lo scorrere dell'acqua fra i piedi e le rane che sembrano intonare un canto di benvenuto. Risaliamo il torrente, si sale sempre più, e l'acqua aumenta di livello, prima sopra le caviglie e poi sopra le ginocchia, ma fra una chiacchiera e l'altra il tempo scorre e all'improvviso, dopo aver scavalcato l'ennesimo masso con l'aiuto di Antonio, appare ai miei occhi la prima "piscina". Un piccolo specchio d'acqua cristallino; in lontananza si scorge una cascata, altrettanto piccola, che fa scorrere l'acqua rendendo tutto più vivo.

 


Trote in torrente
 Qualche consiglio da parte di mio compare, su come approcciare in maniera silenziosa questa "pozza", e via, mi ritrovo a lanciare un piccolo Mepps (acronimo francese di Manufacturier d’Engins de Precisione Pour Peches Sportives, il classico cucchiaino) per la prima volta in un fiume. Mi chiedo immediatamente come sia possibile prendere un pesce in uno specchio d'acqua così ristretto e così limpido, tanto da poter vedere e contare ogni singolo ciottolo al suo interno. Uno, due, tre lanci e si prosegue nel cammino, guadando il fiume per raggiungere le prossime piscine, ma niente, nessun pesce all'orizzonte. Cambio cucchiaino, non essendo un esperto, giusto per fare qualcosa di diverso e via nuovamente a lanciare, inizio a recuperare e sembra vada bene, anzi ad essere sincero non trovo differenza da quello precedente, quando all'improvviso, da sotto un albero sommerso, un'ombra che prende sempre più le sembianze di un pesce, inizia a rincorrere il mio Mepps. Ma quando, secondo me, lo strike sembra certo, la trota vira e si intana fra i massi come se niente fosse; nulla, si è accorta dell'inganno e della non naturalezza dell'esca. Deluso? Per niente, affascinato ancor di più da questa tecnica, insisto con maggior convinzione, ma i pesci sembrano svogliati; varie trote rincorrono i miei piccoli artificiali ma all'ultimo tutte si fermano e desistono nell'attacco. È da qui che nasce la mia promessa alla natura che, come ho scritto all'inizio, apprezza e mi ripagherà a breve, dopo aver esclamato: “E dai! Promesso, vi rilascio tutte… fatemi divertire giusto un po’ e poi vi rimetto in acqua”. Lo so, per molti di voi che state leggendo, saranno tutte delle cavolate, ma vi assicuro che al lancio succesivo, faccio in tempo a mettere in tensione la lenza e a fare qualche giro di mulinello e la canna si piega, regalandomi un'emozione che anche se dura pochi, pochissimi secondi, per me è unica. Voglio condividere con voi questo mio primo strike, per cui godetevi il video collegato, sia del recupero che, come da promessa, del rilascio, chiedendovi scusa prima della visione, per la parolaccia, ma la trota è proprio un bel pesce che merita la mia esclamazione. Vi assicuro che tante catture mi hanno emozionato, ma questa trota la ricorderò per tanto tempo, non solo per la preda, ma per tutto il modo di interpretare questa tecnica, immerso nella natura a tal punto da non farti pensare a niente oltre a quello che si sta vivendo. Da lì in poi ho effettuato altre cinque catture, tutte prontamente rilasciate perché, a prescindere dalla mia promessa, dopo aver stretto in mano la mia prima trota, ho subito pensato che non sarebbe stato giusto uccidere un pesce del genere, strappandolo alla natura che in questa giornata mi ha accolto e inglobato a sé. Per concludere in bellezza, dopo aver risalito il fiume per due chilometri, giungiamo ai piedi di una fragorosa e imponente cascata di quasi venti metri, che racchiude in sé tutta la bellezza della giornata e ci fa capire per l'ennesima volta quanto è meravigliosa la natura, lasciandomi a bocca aperta. Torno a casa verso le cinque del pomeriggio, stanchissimo, pieno di graffi e punture di insetti, dolorante alla schiena a causa di una caduta fra i massi scivolosi, ma comunque entusiasta di aver vissuto, insieme a mio compare che ringrazio per avermi concesso tutte le piscine migliori, una giornata di pesca ricca di emozioni, unica nel suo genere che un amante del nostro sport, ed in particolare della trota, non può che definire in un solo modo: pura poesia!

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