Mondo Pesca/Surfcasting

Leccia Dichiarata
Alessandro Curreli solleva a fatica la grossa leccia.
10 Marzo 2020 ore 07:00

Leccia Dichiarata

La cattura di una grossa leccia è sempre una cattura particolare. Lo è ancora di più se dichiarata preventivamente; e se per sbaglio in bobina hai lasciato lo 0,23…

di Alessandro Curreli

Il meteo che impazzisce, venti tesi, mare in burrasca, pioggia e freddo… ma che goduria! Lo so, sembra strano, ma soprattutto per chi affila gli ami in attesa del lento ritorno del calmarsi delle acque, quello che solitamente è chiamato brutto tempo, è il tempo ideale. Ebbene sì, occhio costante all'evolversi della situazione del moto ondoso preparando tutto l'occorrente e l'esca in primis. Ma l'esca vincente non è facile trovarla e questo soprattutto nel weekend e quando il tempo è brutto. Per esca vincente intendo prima di tutto il vivo: mugginetti belli vispi e anguille. E poi non devono mai mancare seppie, biboni e cannolicchi. Con i miei amici controlliamo il meteo ogni giorno. Finalmente le condizioni ideali per il surfcasting arrivano. E’ inizio settimana quando accogliamo la tanto attesa scaduta di ponente! Chiamo subito al telefono il “socio” Sergio Piga; ma lui è già pronto, sembra un predatore in frenesia alimentare! L'entusiasmo sale alle stelle, una mareggiata così bella non può che portare pesce. Passiamo una notte insonne, aspettando l’ora della partenza. Il giorno dopo, tutto è pronto: l'auto è carica di attrezzatura ma soprattutto la testa è già lì, anche se ci sono parecchi chilometri da fare. Infatti noi viviamo vicino a Cagliari ma la nostra meta sono le spiagge pescose del nord Sardegna.

Una tragica disattenzione
Arrivati sul posto, la vista del mare e delle onde ripaga da sola del viaggio faticoso e dei tanti sacrifici. Un mare fantastico! Via, non c'è tempo da perdere. Un veloce sguardo al mare per decidere dove lanciare e piantiamo subito i picchetti e in poco tempo le esche sono in acqua. Sergio è velocissimo e in men che non si dica è già in pesca. Io lo seguo e mi rimane da lanciare l'ultima canna col vivo. Un'altra canna era già sistemata col mugginetto e secondo me, per avere buone speranze di vedere catture, due canne col vivo sono il minimo. I cefalotti che abbiamo come esche sono in grandissima forma, vispi e molto resistenti, nonostante il lungo viaggio in macchina. Tutto questo mi ispira davvero. Sono così tanto sicuro che questa sarà un’uscita magica che, con un po’ di spavalderia e scherno amichevole, dichiaro al compare di pesca: "Sergio, questa è per la leccia!”, indicando la canna con il muggine innescato. Ridiamo e ci prendiamo in giro come si fa tra amici in queste situazioni. E questo mi porta a non controllare, come faccio sempre, la paratura prima di lanciare. Apro l'archetto e via, in un attimo l'esca viva vola in acqua. Solo allora, guardando il mulinello, esclamo: “Ca..o! Ho lanciato un cefalo ma in bobina ho lo 0,23!”. Un filo così sottile non è adatto per una pesca mirata a grossi e potenti predatori. Poi però penso che la spiaggia è ampia, non ha rocce o ostacoli e quindi, con molta attenzione e cautela, una spigola dovrei riuscire a portarla a riva. Insomma, decido di lasciare l’esca in acqua e riprendo la mia azione di pe-sca. Ricambi dell'esca e lanci si susseguono in continuazione. La nostra non è di certo una pesca statica. Infatti il tratto di spiaggia compresa tra il primo e l'ultimo di 4 picchetti, dopo poco tempo é talmente calpestato che sembra arato. La pesca è una passione che ti porta a questo, ti spinge a faticare più che in una giornata di lavoro. Ma le condizioni del mare sono stupende, Sergio ed io ci crediamo e l'eccitazione ci fa dimenticare la fatica. Siamo in spiaggia con le condizioni che aspettavamo da settimane. Che bello affrontare la scaduta pieni di speranze!

Il recupero entra nella fase più delicata; la leccia, in acqua bassa, è a un passo dal rompere lo 0,23.
 

 

Un regalo inaspettato
E i risultati non tardano ad arrivare. Nel nostro spostarci costantemente tra le canne ci troviamo su un estremo del nostro “campo”, vicino a una canna che Sergio ha appena rilanciato. Dall’altra parte della spiaggia però ecco una mangiata sul vivo. Una delle mie canne si è piegata all'inverosimile! “Corri!” mi fa Sergio, ma non c’è bisogno di dire nulla, corriamo più che possiamo. La canna è piegata e la lenza continua a uscire dal mulinello. Provo a sfilarla dal picchetto ma, da quanto tira il pesce, la canna è incastrata nel picchetto. Guardo il mulinello e mi assale un brivido: è quella con lo 0,23! L'adrenalina ormai ha invaso il mio corpo e quindi... ma chi se ne frega del filo in bobina! Il pesce è lì che tira e io assecondo le fughe con la frizione. Ma dentro di me penso: “Ma quanto pesa!”. Sono sicuro che non sia una spigola, fughe troppo lunghe e potenti. Ma non sono ancora certo di cosa ci sia dall’altra parte della lenza. Appena la preda è più vicina, tra le onde riusciamo a capire l'identità del “mostro”. È una leccia enorme, ormai non ci sono dubbi. Il recupero procede come speravo. Mancano appena 30 metri ma, in men che non si dica riesco a portare il pescione nel gradino. So benissimo che non devo mollare la concentrazione. Il pesce è furbo, viaggia a favore di corrente e fa resistenza passiva. In questo modo crea più tensione sul filo teso che vibra come una corda di violino, un filo dello 0,23! Non devo aver fretta, rallento il recupero, aspetto che il pesce perda la sua stupefacente forza. Calma e gesso, calma e gesso! Tento un primo spiaggiamento. Aspetto l'onda giusta ma la preda pesa ed ho paura che il filo si tagli all’improvviso. Il pesce viene ripetutamente risucchiato dalla risacca. Ormai è stremato. Adesso provo un altro tentativo. Intanto Sergio è lì che filma tutto il recupero. Finalmente, quando la leccia si arrende, Sergio con un balzo la afferra. Vittoria! Adesso il pesce è fuori. Una cattura molto rara, per di più con un filo così sottile e impreziosita dal fatto che io l’ho dichiarata. Alla bilancia la leccia ha fermato l’ago a ben 12,5 chili. Una cattura maestosa. Bellissima, è il pesce della vita che tutti sognano: 12,5 kg di pura potenza. Ringrazio il mare e le stupende creature che vi nuotano. Ma ringrazio anche il surfcasting, una meravigliosa disciplina che riesce a regalare emozioni di questo calibro! Alla prossima amici, sempre pronti ad accettare la sfida… e credendoci sempre!

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