Mondo Pesca/Acque interne

Le Fario del Linas
Marco Leo esperto e conoscitore del territorio, con una trota “rambo” del Linas.
10 Marzo 2020 ore 07:00

Le Fario del Linas

In Sardegna, il primo febbraio segna il via alla pesca sportiva della trota fario. Un appuntamento che MP non ha voluto perdere grazie alla disponibilità di Marco Leo e Daniele Sanna.
Marco Leo

Il primo febbraio segna il via alla pesca sportiva della trota fario di origine atlantica (Salmo trutta trutta) secondo il calendario della Regione autonoma della Sardegna. Gli appassionati della pesca a questo piccolo salmonide, hanno dovuto pazientare visto che l’attività era chiusa dal 30 ottobre. E dovranno pazientare fino ai primi di marzo per pescare anche la trota iridea, la cui immissione è molto più recente nelle acque interne sarde. Alcuni appassionati pescatori si sono dati appuntamento in una giornata favorita dall’alta pressione e da un bel sole primaverile alle pendici del monte Linas, in territori montani posti a 300-400 m s.l.m. ricchi di torrenti, nelle cui acque limpide e salubri vive la trota fario. Si tratta di un piccolo salmonide adattatosi al carattere torrentizio dei riali sardi in cui piogge violente invernali si alternano a lunghi periodi siccitosi estivi. Una trota “rambo”, capace di sopportare le piene invernali che la vedono costretta dalle correnti, a starsene per lo più nascosta in tane sotto massi e tronchi delle acque più profonde. Ciò nonostante, è proprio nel periodo centrale dell’inverno, da ottobre a gennaio che si riproduce. Fortunatamente per gli appassionati pescatori, la si può ritrovare in numerosi esemplari soprattutto nelle pozze più profonde e protette dei torrenti e nei tratti impenetrabili protetti dalla rigogliosa vegetazione ripariale. Per il controllo della velocità delle acque, in passato sono stati realizzati dei manufatti idraulici chiamati briglie di torrente. È in prossimità di queste opere idrauliche che si creano degli ambienti che rappresentano delle vere e proprie nursery per questi piccoli salmonidi. Febbraio è un mese freddo, il torrente è ancora nel suo letargo invernale, ma all’occhio esperto non sfuggono i segnali di risveglio primaverile vista la presenza delle fioriture degli Ontani neri, tipici alberi del greto dei torrenti. Pochissimi gli insetti volanti, scarsi quelli acquatici che tipicamente sono alla base della dieta insettivora della nostra trota. Ma non appena la catena alimentare acquatica e non inizia a ricrearsi, le trote cercheranno sempre più attivamente prede di cui cibarsi. I grossi esemplari non disdegnano gli stessi avannotti di trota, ma anche piccoli anfibi, gamberetti e altri organismi acquatici. In questo periodo il pescatore di trote, sa che le catture e gli attacchi saranno centellinati. Riuscire a smuovere le trote dal fondo dei fossi o delle loro tane non è semplice, e l’azione piscatoria e la tecnica usata, dipendono molto dal tipo di ambiente che si affronta. Il massimo poi sarebbe insediarla con la tecnica della mosca secca. Occorre sapere che le trote possiedono una vista eccezionale, esse scrutano costantemente la superficie, e ogni passo falso del pescatore, ogni ombra proiettata in acqua, un movimento maldestro, possono vanificare l’azione di pesca.

Daniele Sanna, esploratore instancabile, soddisfatto con la sua prima trota di stagione.
 

L’appassionato pescatore di trote sa bene che un’esemplare spaventato o una trota slamata non ritorna mai sull’esca artificiale. Si intanerà impaurita e forse ci concederà una seconda occasione ma non a poca distanza di ore o giorni. L’inverno impone ai pesci una scelta: scattare per cibarsi, sì o no? Se sì, ne deve valere la pena in termini calorici. Fissati un po' di punti fermi che caratterizzano l’approccio alla pesca di questo salmonide, ecco che il pescatore approccerà agli spot in silenzio, muovendosi con lentezza e cautela, cercando di non proiettare mai la propria sagoma o la propria ombra nello specchio d’acqua antistante. I lanci, effettuati con canne corte, saranno precisi e mirati, indirizzati ai punti profondi e alle correntine delle acque più mosse e ossigenate. Il recupero deve essere lento e regolare. Solo con le moderne esche siliconiche (micro shad, micro paddles, worms, ecc.) armate con testine piombate, occorre curare l’animazione, ma i movimenti saranno dolci e misurati, mai netti e violenti. Le trote incuriosite spesso inseguono anche più d’una, e tentano vari approcci. Ma se la presentazione è poco naturale, dopo qualche timido inseguimento o musata, capito l’inganno, torneranno nella tana in attesa di un’altra occasione. Non aspettatevi sfrizionate potenti e canne con curve che vi resteranno impresse nella memoria. La pesca alla trota, almeno in Sardegna, è altro. Certo, in caso di’incontro con esemplari da trenta-quaranta centimetri, il pescatore avrà a che fare con un pesce che si farà sentire con musate potenti indirizzate al fondo e con numerosi salti e guizzi con i quali tenterà in tutti i modi di liberarsi dall’inganno che l’ha catturata. Ma il più delle volte, il recupero sarà controllato e indirizzato al rispetto della preda. Sono consigliati l’uso di guadini in rete gommata e esche in cui le classiche ancorette sono sostituite da ami singoli senza ardiglione. Può essere utile schiacciare l’ardiglione delle esche più tradizionalmente usate come cucchiani rotanti, ondulanti e minnow di piccola taglia. La moderna pesca sportiva rispettosa delle prede e orientata al catch&release, impone di non usare panni o stracci e di evitare di maneggiare il pesce con le mani asciutte. Merita un discorso a parte la presenza in Sardegna, peraltro molto rara, della trota sarda “macrostigma”, oggi classificata Salmo cettii, la cui pesca è vietata dalle leggi regionali in tutto il territorio sardo per ragioni di salvaguardia e studio. Tale specie autoctona è stata oggetto di numerose ricerche fin dal passato, vedi le prime descrizioni del Cetti tra la fine del 1700 e gli inizi del 1800. Ma cascare nel tranello del fenotipo è semplice: molti pescatori sono convinti di riconoscere una fario di ceppo atlantico oggi differenziata in ceppo mediterraneo (Salmo trutta trutta) da una Salmo cettii (la specie protetta ex Salmo trutta macrostigma) solo basandosi sulle dimensioni e presenza di punti rossi o neri nella livrea e da altri caratteri morfometrici, ma la realtà è che sia una specie che l’altra (possono ibridarsi incrociandosi tra loro) manifestano una altissima variabilità fenotipica anche da torrente a torrente. Per cui solo un’analisi genetica può dire se si tratta di una o dell’altra specie. State sicuri che il più delle volte le catture riguarderanno trote fario “sarde” con spiccate caratteristiche mediterranee, proprio quelle che ci inducono a pensare di potersi trattare di una Salmo cettii. Per fortuna, le vere “macrostigma” quelle pure autoctone, vivono solo in determinati e ristretti areali.

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