Mondo Pesca/Surfcasting

Ombrine Mica Tanto Casuali
15 Novembre 2019 ore 07:00

Ombrine Mica Tanto Casuali

In una lunga notte di surfcasting può succedere di tutto. Come il doppio incontro con un pesce da sempre presente nei nostri mari ma diffidente, sfuggevole, imprevedibile: l’ombrina.
Federico Melis

Umbrina cirrosa, così dovete chiamarla se volete che tutto il mondo vi capisca, perché questo è il suo no-me scientifico. Così la catalogò Linneo, ormai più di 250 anni fa. Da allora l’ombrina continua a nuotare nei nostri mari, presente in tutto il Mediterraneo; e come tutti i pesci del Mare Nostrum, anche la cirrosa si fa sempre più rara. Per chi pesca a surfcasting quella del-l’ombrina è considerata una cattura nobile, di pregio. Un po’ per le sue carni delicate e molto ricercate in cucina ma soprattutto perché l’incontro con questo elegante scienide (fa parte della famiglia degli Scienidi, la stessa della corvina o Sciaena umbra...) non può essere programmato, almeno nelle spiagge sarde. L’ombrina ha un corpo compresso, abbastanza allungato, col profilo ventrale piuttosto dritto e quello dorsale più curvo. Sui fianchi ha una bellissima colorazione argentea, madreperlacea, con disegni irregolari giallastri e grigi che ricordano le creste di un fondale sabbioso. Il muso piccolo con l’apertura boccale ridotta e leggermente rivolta verso il basso suggeriscono le sue abitudini alimentari da “grufolatrice”. Infatti cerca il suo nutrimento, vermi e piccoli crostacei, in fondali molli. Pascola quindi su spazi sabbiosi, ma la si può intercettare an-che in prossimità di lastroni sommersi. È dotata di una coda ben sviluppata che le permette di sprigionare un’inaspettata potenza di nuoto. Gli esemplari più piccoli si spostano in branchi numero-si, per lo più di notte. In età adulta l’om-brina diventa meno gregaria, formando gruppi di due o tre esemplari che si spostano in bassi fondali sugli stessi “pascoli” frequentati da mormore, ma anche nelle “centrifughe” prodotte dal-le onde e occupate per lo più dai saraghi.

 

Riccardo e le ombrine
Quella di Riccardo Chessa con le ombrine è una sfida che ormai si protrae da anni. Tante catture, anche documentate nelle pagine di MP, che testimoniano la capacità da parte del forte pe- scatore cagliaritano di saper intercettare i desideri culinari di questo sfuggevole grufolatore. Lo stesso Riccardo lo ammette senza paura: “Non esco mai con l’idea che pescherò un’ombri-na! Semplicemente può capitare, in autunno e per lo più nelle spiagge dell’o-vest”. Ma se analizziamo con attenzione l’ultima fortunata pescata di Ric- cardo, ci accorgiamo subito che poco è stato lasciato al caso. A fine settembre Riccardo ha deciso di sfruttare le otti-me condizioni create da una bella maestralata. Potendo uscire nel giorno di scaduta avanzata ha scelto uno spot a occidente con fondo basso, proprio lo stesso tipo di fondale amato dall’ombrina. La presenza di corrente e alghe ha imposto l’utilizzo di terminali non troppo lunghi e abbastanza grossi, tutti in fluorocarbon. Riccardo utilizza il fc non tanto per le caratteristiche mimetiche, poco importanti di notte, ma perché questo filo rimane più rigido ri- spetto al nylon tradizionale e quindi si aggroviglia molto di meno. Come e-sche Riccardo aveva portato con sél’intero campionario da mare grosso, com- presi cannolicchi e bibboni, bocconi micidiali per l’ombrina. La prima parte della notte è trascorsa in modo produttivo ma senza sorprese: Riccardo sperava di pescare qualche bella orata e qualche sarago all’interno dei tubi formati dalla mareggiata e queste catture il mare gli stava regalando. Intorno alle 4 del mattino una canna innescata con un grosso bibi ha dato un evidente segnale di vita. Il recupero è però diventato più pesante e laborioso del pre- visto. La preda non dava “testate”, tipi-che di orate e saraghi, ma tentava partenze in progressione, quelle che la grossa coda può assicurare all’ombri-na. E infatti di ombrina si trattava, bel-la, ampiamente oltre i 2 chili. Riccardo, sorpreso ma neanche tanto, ha innescato e lanciato di nuovo. Ormai era l’alba, per Riccardo il momento di smontare e tornare a casa. Ma prima, ecco un’altra formidabile piegata, sempre su una canna innescata a bibbone. La preda era grossa, Riccardo lo intui-va dalla difficoltà del recupero. Recupero fallito visto che a pochi metri dai suoi stivali la grossa ombrina ha deciso di salutarlo, pareggiando il conto con la cattura precedente. È stato allora che il pescatore non si è dato per vinto. Rimandando il rientro a casa, rimandan-do gli impegni, rimandando il ritorno alla civiltà, ha deciso di aspettare. Non è trascorsa neanche mezz’ora ed ecco che la punta di una canna affonda; altro recupero, questa volta positivo. Adesso Riccardo poteva esultare e tornare a casa con due ombrine quasi dello stes-so peso. Catture casuali? Non penso proprio.       

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