Mondo Pesca/Bolentino

Rosso: a fondo e Cab
15 Settembre 2019 ore 08:00

Rosso: a fondo e Cab

Trovato lo spot lo scorfano viene insidiato in diversi modi e con diverse esche, eccovi alcune buone dritte.
Alberto Belfiori

E' vero, nella generalità dei casi lo scorfano risulta una preda occasionale, unica, per lo più, in una sessione di pesca. Ed è questa la ragione per cui non è mai nata una tecnica specifica e spesso, molto spesso, risulta una cattura benvenuta sì, ma non attesa. Però abbiamo detto “gene-ralità dei casi”. Certe situazioni, infatti, legate fondamentalmente allo spot, smentiscono quanto affermato finora, e lasciano spazio a catture ripetute. Evidentemente ci sono delle condizioni, soprattutto d’estate, nel periodo riproduttivo, dove lo scorfano ritrova il suo habitat più “confortevole”, formando colonie numerose, finché il fondale, roccioso in prevalenza, è omogeneo. Quindi ammesso di conoscere il punto giusto o l’areale idoneo, diciamo tra i 30 e 100 metri di profondità, o se abbiamo la fortuna di capitarci sopra per caso o su indicazione dell’ecoscandaglio, vediamo di mettere insieme gli accorgimenti che hanno finora trovato riscontro nella pesca generica di questo animale. Iniziamo con le esche. Sono tre le proposte vincenti: sardina, gambero e calamaro. La paratura non differisce dal classico pater noster con piombo finale, quindi due braccioli, tre se c’è possibilità di prendere anche altri pesci, lunghi dai 25 ai 35 centimetri a seconda della profondità, con diametro variabile dallo 0,28 allo 0,35 Più si va giù e più si accorciano i braccioli per evitare gli avvitamenti dell’esca e la probabile e conseguente, torsione dei braccioli, dovuta a recuperi o calate troppo veloci. L’amo più indicato è storto, curvo o a gambo dritto (in favore dell’innesco), numero 2-1/0. L’esca è sempre morbida, nel senso che per la sardina non è necessario il filo elastico e per il gambero (coda) si scarta l’esoscheletro. E morbido deve essere anche l’innesco del calamaro, solitamente una strisciolina, come quella che si usa nell’inchiku, libera di fluttuare in corrente.

 

Cab
Esiste ancora un’esca, irresistibile per il cappone: il pol-po. E siccome noi siamo per l’equazione: esca grossa pesce grosso... Allora, sempre per stare sul fondo e presentare il polpo in maniera credibile, al posto della paratura testè consigliata, usiamo il cab. Si tratta di un appa- recchio zavorrato, costituito da un piombo sferico o ob-lungo, e due assist con amo, il quale, nascosto nella testa e nei tentacoli del cefalopode, ridà forma e “vitalità” a un’esca chiaramente defunta. L’apparecchio viene calato singolarmente, senza zavorre aggiuntive nella migliore delle situazioni. Così il polpo dovrebbe essere animato da un’eventuale corrente sul fondo o da micro ma anche sensibili sollecitazioni del pescatore. In caso di corrente elevata, è possibile che i 200 grammi celati nel mantello non siano sufficienti. Pertanto occorre integrare la zavor-ra con un piombo aggiuntivo e una montatura tipo “long arm”. Organizzati in questo modo, abbiamo la possibilità di affondare il polpo per il peso della zavorra aggiuntiva, lasciando l’innesco “libero, o quasi, di muoversi, per quanto gli è consentito dai 200 grammi iniziali e il metro-metro e mezzo di nylon che lo lega allo shock leader. Più fine e impegnativa è la tecnica sospesa. Si tratta, a parità di montatura, di calare il polpo finché tutto l’impianto tocca il fondo, per poi recuperare il tanto necessario per sollevare la zavorra aggiuntiva e lasciare il polpo, quindi i 200 grammi del mantello, liberi di accarezzare il fondo e suscitare l’attacco dello scorfano.

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