Mondo Pesca/Acque interne

Polenta
14 Agosto 2019 ore 07:00

Polenta

Un pomeriggio spensierato, alla ricerca di pace e tranquillità. L’unica fonte di disturbo è stata la punta del tip che si è piegata sulla mangiata di una piccola tinca.
Luciano Angius

Ci sono giorni nei quali mi piace sparire per qualche ora, lontano da tutto e tutti, giusto per ricaricare le batterie che puntualmente vengono esaurite dallo stress del lavoro e dagli impegni vari che ad una certa età bussano alla porta per ricordarti che non hai più quindici anni. Già, quindici anni, uno dei periodi più belli della mia vita, quando ero convinto che la vita mi permettesse, per sempre, di essere circondato dai miei famigliari nel modo classico, quello che vede un ragazzino. Quindi nonni, genitori, fratelli e sorelle e via via, zii e cugini. Ed ero convinto che anche gli anni fossero sempre gli stessi, in inverno a scuola e per tre mesi d’estate vacanza, o meglio non ne ero realmente convinto, ma mi piaceva pensare potesse essere così. Ma purtroppo il tempo inesorabile è passato ed alcune persone a me care, di quel periodo, non ci sono più. Tra di loro purtroppo c’è anche mio padre che mi ha insegnato a pescare, ma prima ancora mi ha insegnato ad amare la pesca, rispettando i pesci e i loro ambienti dandomi di conseguenza le basi per diventare un uomo. Prima di trasferirci in Sardegna ho vissuto per i primi dieci anni della mia vita, con la mia famiglia ad Asti, in Piemonte, per via del lavoro di mio padre. Qui è nata la passione per la pesca in acqua dolce con le prime cannette fisse di bamboo alla ricerca dei piccoli pesci gatto, persici, alborelle, mentre mio padre era intento a pescare grossi barbi e cavedani a bolognese sulle rive del Tanaro. Quando invece andavamo alla ricerca di carpe e tinche in qualche laghetto o stagno, posizionavamo due canne da fondo su dei picchetti in ferraccio, con un piombo scorrevole, un amo e come esca del mais o della polenta. Della polenta come esca, ricordo ancora l’odore e la consistenza al tatto, ma ricordo ancora meglio come le carpe gradissero questo tipo di esca. Piaceva tantissimo anche alle tinche, infatti mio padre era convinto che proprio le tinche ne fossero veramente ghiotte, più delle carpe. Mi sono dilungato un po' ma è stato necessario per spiegarvi perché l’altro giorno, pensando proprio a tutto questo, mi sono ricordato che da allora non ho mai più usato la polenta come esca.


Esca d’altri tempi
Dato che avevo visto in vendita al supermercato dei panetti di polenta già pronti ho caricato l’attrezzatura, sono passato al supermercato e mi sono messo in viaggio, direzione il Flumini Mannu a Villasor. La giornata non era delle migliori, vento forte di maestrale, cielo nuvoloso e acqua sporca, come se avesse appena smesso di piovere. Insomma una tipica giornata inglese, come piacciono a me. L’unico modo per stare in pesca con queste condizioni era il feeder, quindi ho preso la 11 piedi, montata a running rig, con un cage feeder da 40 grammi, finale dello 0,12 e amo del 16. La running rig è una montatura scorrevole con il finale collegato direttamente alla lenza madre; il pasturatore (cage feeder) è fissato a un breve spezzone di lenza legato su di una piccola girella, libera di scorrere sulla lenza madre. Per esca, ovviamente la polenta che prima ho tagliato perfettamente in cubetti da otto millimetri con l’ausilio del meat cutter, che si è rivelato perfetto anche per questo utilizzo. Per pastura ho utilizzato una “farina” dolce da carpa, di colore leggermente sul marroncino, per evitare che fosse troppo simile al giallo dell’esca. La prima mangiata è arrivata dopo circa mezz’ora credo. Ero talmente rilassato e spensierato che avevo perso la cognizione del tempo. Quella mangiata, si è subito rivelata particolare già dalle prime tocche. Infatti una bella tinca (dico bella non per le dimensioni ma perché è un pesce ormai raro e che mi ha sempre affascinato…), è stato il primo pesce ad abboccare seguita poi da una carpetta. Le uniche due catture della giornata perché ad un certo punto il vento è diventato così intenso da rendere ingestibile la canna, costringendomi a partire in ritirata. Questa è stata solo la prima prova, il primo round. Appena possibile, magari con una giornata dalle condizioni meteo favorevoli per una bella pescata, voglio riprovare la polenta come esca, sia con la roubaisienne che con il pellet waggler. Comunque sia il primo pesce che ha abboccato con la polenta è stata la tinca, quindi in definitiva, Gianni, hai avuto ragione, la polenta piace più alle tinche che alle carpe.
 

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