Mondo Pesca/Surfcasting

Scivu Paradise
15 Aprile 2019 ore 09:30

Scivu Paradise

Protetta dai boschi, dalla montagna e anche da una strada in pessime condizioni. Scivu richiede sacrifici ai pescatori che la vogliono affrontare. Ma lasciamo che a descrivere questa costa selvaggia sia chi la conosce. La parola a Luca Putzolu.
Federico Melis

Serramanna non è sulla co-sta. Affonda le proprie radici nel Campidano pro- fondo. Se nasci qui e diventi pescatore, la tua passione è forte, vera. Luca Putzolu, classe 1966, a Serramanna c’è nato e qui vive con la moglie Fulvia e la figlia Sara di 13 anni. Tra la famiglia e il lavoro, il poco tempo che rimane lo dedica alla pesca, al surfcasting. Conosce molte delle spiagge sarde e la costa occidentale, la “sua” costa, alla perfezione. Alcune di queste spiagge le ha elette a preferite e Scivu, tra queste, eccelle. Una spiaggia difficile da raggiungere e difficile da abbandonare, visto che l’accesso più comodo è una lunga e ripida discesa su una duna di sabbia gialla e morbida. Lasciamo che sia Luca a descriverci i segreti di Scivu, ma andando per gradi, partendo da come è nata in lui la passione della pesca e perché, con le condizioni giuste, fa sempre rotta verso ovest.

Dal dolce al salato
Ho iniziato a pescare da ragazzo, verso i 13 anni. Si andava con gli amici al fiume del paese a pescare le carpe. Devo dire che ci divertivamo parecchio anche se avevamo poca attrezzatura. Poi, pian piano la passione è cresciuta e ho iniziato ad interessarmi alla pesca in mare. All’inizio andavo con amici che avevano già la patente e a 18 anni, insieme a loro, ho iniziato a frequentare le spiagge più vicine a Serraman-na: Piscinas, Scivu, Buggerru e Marina di Arbus, tutti luoghi ideali come palestra per la pesca dalla spiaggia. Fu allora che iniziai a sentire la necessità di provare nuove attrezzature che mi permettessero di affrontare condizioni diverse dal classico e poco fruttuoso ma- re piatto. Ebbi la fortuna di conoscere nuovi pescatori e alcuni molto esperti. A Serramanna c’era un solo negozio di pesca ma era specializzato in acque interne. Diventai amico del proprietario di Mister Fish, negozio di Samassi, un vero negozio delle meraviglie! Era pie-no di un sacco di roba da sballo ed è lì che scoprii la parola "surfcasting". Diventai un accanito lettore di riviste del settore: le compravo tutte, tentando di trovare nuove idee, segreti; tutt’ora continuo a leggere molto perché non bisogna mai sedersi e pensare di sapere tutto. Ma allora, la curiosità era a 1000! Le mie prime vere canne da surfcasting furono le mitiche Mare Nostrum Italcanna, lunghe 4,2 metri e con potenza fino a 250 grammi. Le abbinai con l’altrettanto mitico mulinello 496 della Mitchell. A fine anni 80 erano canne davvero al top. In seguito passai alle 3 pezzi, sia della Mitchell che Silstar e infine iniziai ad usare alcune tra le migliori 2 pezzi del periodo, le Italcanna Oltremare, Millennium e Bajamar; ovviamente iniziai a usare mulinelli rottanti della Daiwa e Abu Garcia. Arriva- ti a questo punto pensai che il prossimo passo fosse iscrivermi ad una società di pesca sportiva e partecipare a qualche gara.

L’Ippocampo Serramanna
In quegli anni era sorto il Gps Samassi, un gruppo di pesca sportivo misto. Entrai a far parte della società nel 1989. Con questi colori feci le mie prime selettive e gare promozionali. Alcuni an-ni dopo cambiai società, iscrivendomi al club del mio paese, l’Ippocampo Serramanna 1986, società alla quale tutt’ora appartengo. Seguo con interesse i gruppi di pesca che nascono sui social e, da poco più di un anno, aderisco al Surfcasting Experience.


Pioggia, vento, freddo
La passione, dopo più di trent’anni non è per niente diminuita. Continuo ad andare a pesca e posso dire di averle provate tutte. Se devo scegliere tra le varianti della pesca dalla spiaggia, mi sento di dire che la mia scelta è una sola: surfcasting con mare mosso, pioggia, vento e freddo. Sono queste le costanti delle mie migliori uscite a pesca. Quando sono presenti queste condizioni atmosferiche tutto si riduce in una sola cosa: pesce a tiro di canna. Di solito esco con il mio amico Carlo Congiu, anche lui proveniente dal Gps Samassi. Ma diciamo che si esce spes-so anche in gruppo, per mantenere sempre viva l’attività sociale. Le mie uscite sono mirate alla cattura di prede importanti, un surf  medio-pesante che ti porta ad affrontare condizioni delle volte un po’ critiche. Ma a noi piace così, così come pescare con il muggine vivo, nelle buche piene di schiuma e onde che ti travolgono. Ma tutto fa parte del gioco, soprattutto quandi vai alla ricerca di quel predatore da sogno chiamato spigola.

Paradiso Scivu
I miei spot preferiti rimangono le spiagge della Costa Verde, selvaggia e incontanimata. Lo è sia in terra che in mare. Penso che la natura, nel creare la Costa Verde, abbia espresso il massimo di tutto. È semplicemente natura allo stato puro, e a noi rimane solo da ammirare e rispettare. Tra le tantissime spiagge di questa costa, Scivu ha un posto particolare. È un insieme di tre spiagge che iniziano dopo Capo Pecora e precedono la spiaggia di Piscinas. Scivu è esposta ai venti di WNW. Da un punto di vista tecnico è una spiaggia complicata da capire. La sabbia ha una granulosità medio grossa ed è molto morbida. Una delle caratteristiche più evidenti è che si trova alla fine di una ripida duna di sabbia che va percorsa in discesa all’andata e in faticosa salita alla fine della pescata. La discesa è lunga un po’ più di 100 metri; non troppo quindi, ma la salita è da “infarto”. Credo che anche questo la renda così mitica. Il fondale è caratterizzato da alcune secche presenti tutto l'anno, ben marcate e evidentissime durante le mareggiate.

 

I tre settori
Scivu è divisa in tre settori. Partendo dal centrale (il secondo), questo si estende proprio di fronte alla discesa; è anche il più lungo, con i suoi 800 metri di lunghezza totale. Ha un fondo regolare, sabbioso, con un bel canale nella parte più settentrionale (a destra guardando il mare...). Questo spot è un buon punto per i predatori, quindi in inverno per le spigole e in estate per i serra. Continuando verso nord si inconta il terzo settore, appena dopo un piccolo promontorio. È una caletta di circa 400 metri, meno profonda della prima. Qui si fanno delle belle pescate quando il mare è in scaduta avanzata. Il fondale più basso permette di trovare un po’ di onda quando ormai gli altri settori sono quasi a mare piatto. Anche qui ci sono spigole e serra in abbondanza.

 

Il Pastore
Personalmente, io preferisco il primo settore, quello più a sud che noi tutti chiamiamo la Cala del Pastore. Il nome è dovuto alla presenza di un pastore, molto geloso del suo gregge e di quelle dune, tanto da recintare la zona e rendere difficile il sacrosanto accesso alla spiaggia. Arrivare al “Pastore” è lungo e faticoso, specie se non si dispone di un buon fuoristrada. Ma la fatica è ampiamente ripagata dalla visione che si apre ai nostri occhi. Quando si arriva in questo settore si viene letteralmente travolti dalla bellezza della natura, ricca di profumi, colori e selvaggia. La cala è limitata a sud da Capo Pecora. Inizia quindi con un tratto dove è presente del misto. È uno spot profondo, con 2 canali presenti tutto l’anno, dei veri corridoi naturali. Grazie a questi lunghi canaloni, al Pastore può arrivare di tutto: orate, spigole ma soprattutto saraghi (anzi saragoni neri con i denti gialli...). È comunque uno spot difficile da interpretare poiché capita di affrontare la scaduta perfetta ed andare via con un bel capotto. Per questo in molti, scoraggiati dai primi fallimenti, hanno messo una “croce” su questo spot e giurano di non volerci più tornare. Ma quando il mare inizia a scendere dopo una poderosa mareggiata allora si possono avere bellissime sorprese. Scivu è così, meglio se affrontata in giornate di bassa pressione, quelle nelle quali le nuvole incontrano le onde e dal cielo piove acqua salata. E poi, nelle nottate senza luna, c’è il buio, davvero un buio profondo, nel quale domina il rumore del mare. Impossibile scordarlo.

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