Mondo Pesca/Navigazione

Sicurezza Fuoribordo
2 Luglio 2018 ore 10:29

Sicurezza Fuoribordo

Al pari dei consigli del nostro Marco Sassu, sono utilissime le dimostrazioni della Guardia Costiera.
Marco Sassu

Dando per scontato che tutte le volte che una persona si trova in acqua, nelle immediate vicinanze dell’imbarcazione, l’elica deve essere assolutamente in folle, portarsi fuori- bordo, semplicemente per fare un bagno o per ispezionare la carena, deve presupporre la presenza di almeno un’altra persona a bordo (a conoscenza della nostra intenzione) e la preventiva predisposizione di un sistema di risalita. A proposito di quest’ultimo, mi permetto di suggerire che sarebbe bene utilizzare un sistema rigido e far esercitare ogni membro dell’equipaggio al suo utilizzo. Ho assistito alle acrobazie di baldanzosi giovani che cercavano di risalire a bordo, impiegando una biscaglina, con il risultato di vederli, dopo ripetuti tentativi, sfiniti ed in cerca di aiuto. L’ispezione alla carena, se necessaria, deve essere fatta con imbarcazione ferma e con il motore spento. Se la barca non ha eseguito di recente la manutenzione in carena, occorre tenere presente che la presenza dei “balani” o altre incrostazioni può provocare dolorose abrasioni. Se non avete una muta, immergetevi vestiti e con un paio di guanti. Se decidete di immergervi sotto lo scafo, fatelo da prua (la barca ferma sarà certamente traversata al mare e alle onde e la prua è la parte che oscilla meno).

L'ispezione fuoribordo
Dovendo ispezionare l’elica o il timone, assicuratevi che il motore sia spento e la barra del timone ben bloccata con timone alla banda. È bene che la persona immersa abbia un coltello assicurato con un sagolino e un cavo incocciato alla cintura di sicurezza. Così facendo, in caso di necessità sarà più agevole riportarlo a bordo anche se fosse privo di sensi. Se è possibile, mettiamo in mare il tender con un assistente a bordo, il lavoro di ispezione diventerà  certamente più sicuro ed efficace. Altri pericoli possono giungere da imbarcazioni ormeggiate o che transitano vicino alla nostra e da corpi galleggianti e semisommersi. Nel primo caso controlleremo la corretta disposizione dei parabordi ed eviteremo assolutamente di mettere mani e piedi tra uno scafo e l’altro. Ho visto un prode marinaio seduto a cavalcioni dell’ancora, con le gambe protese in avanti, nel tentativo di fermare l’abbrivo eccessivo di un cabinato di 9 metri di lunghezza, che andava verso la banchina. Ha conservato l’uso delle gambe grazie all’urlo provvidenziale del comandante. È più frequente di quanto si pensi che all’interno dei marina si generino onde causate dall’immancabile maleducato, che procede ad andatura sostenuta; purtroppo è assai frequente che questo scorretto comportamento, che certamente non fa loro onore, sia temuto dagli operatori dell’ambito portuale.

Dotazioni di sicurezza
Pensare che le dotazioni di sicurezza possano essere fonte di un probabile infortunio può sembrare insolito, ma purtroppo un loro uso non corretto potrebbe causarlo. La zattera autogonfiabile è la dotazione che ci consente di abbandonare l’imbarcazione in pericolo, per- mettendoci di stare fuori dall’acqua e, in qualche modo, protetti dagli agenti atmosferici (caldo eccessivo, vento e freddo), in attesa dell’arrivo dei soccorsi. Gli infortuni patiti a causa della zattera autogonfiabile sono tutti da classificare in traumi provocati dal suo sollevamento, trascinamento e messa fuoribordo. Questo è dovuto essenzialmente al peso di questa dotazione (30-60 chili a seconda della capacità) e della sistemazione a bordo. Il salvagente può essere pericoloso se indossato in modo scorretto o non allacciato, perché, in questo caso, non consente al corpo di assumere la posizione ideale per garantire la sopravvivenza. Ricordiamo sempre che, nell’abbandonare lo scafo, è più facile di quanto si creda perdere i sensi. Anche l’uso dei fuochi e dei segnali richiede una certa attenzione. Occorre assolutamente evitare di azionare i segnali scaduti o con visibili deforma- zioni dell’involucro; attiviamoli tenendoli sempre sottovento, inclinati di circa 40-45°, con braccio teso e sollevato (anch’esso a 45°). Non rivolgete mai l’imboccatura del segnale verso le persone, l’interno dell’imbarcazione o della zattera, soprattutto se, dopo averlo azionato, il segnale non si accende. Lasciatelo piuttosto andare in acqua, ma lontano dalla barca. Un ultimo avvertimento sull’uso degli estintori a CO2; non impiegateli in locali chiusi e con persone all’interno (cabine, sala motori), perché, come è noto, il CO2 abbassa la percentuale di ossigeno nell’aria, rendendola irrespirabile.

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