Mondo Nautica/Il personaggio

Stewart, il Maestro d’Ascia
15 Giugno 2013 ore 09:00

Stewart, il Maestro d’Ascia

Ci sono luoghi in Sardegna che ancora coltivano il vecchio mestiere del Maestro d’Ascia. Tradizioni trasmesse in famiglia, oppure, come in questo caso da un filosofo... scozzese.

Maestro d’ascia, un antico mestiere che per Stewart Darcy-Hyder vuol dire libertà, amore e rispetto per il mare
Chi è il maestro d’ascia? È un architetto, un progettista nautico che utilizza appunto l’ascia per modellare il legno che viene utilizzato per la costruzione delle barche. Antico e affascinante mestiere, molto importante nei tempi in cui le imbarcazioni venivano costruite ancora in legno nei vecchi cantieri navali… In un tipico pomeriggio cagliaritano di sole e vento il sessantaduenne scozzese Stewart Darcy-Hyder, da un anno a Marina di Sant’Elmo, ci racconta l’affascinante storia di uno straordinario mestiere, tramandatogli prima dal bisnonno poi dal nonno e poi dal padre: il maestro d’ascia.
I love Sardinia, amo la Sardegna e Cagliari in particolare dove ho alcuni progetti da realizzare, esordisce Stewart. Per certi versi la storia di questa terra è simile a quella della Scozia e molto diversa dal resto d’Italia. Terra conquistata e sottomessa ma con un grande substrato culturale e forti radici legate non solo al mare ma anche all’entroterra.
Cosa vuol dire essere maestro d’ascia?
L’espressione maestro d’ascia è vecchia! Detto così sembra indicare soltanto un uomo che usa l’ascia per spaccare il legno ma è molto di più! È un tipo di conoscenza che è quasi scomparsa. È la capacità di pensare in un modo rotondo.
Cioè?
La barca non ha le fondazioni come le case. Si regge sull’acqua ossia su un elemento mobile e per sua natura precario. Invece l’architetto che deve progettare un edificio fonda la sua opera sulla terra, che di per sè è un elemento solido che esprime sicurezza. Nella progettazione c’è una differenza sostanziale che non riguarda solo gli aspetti tecnici ma la diversa attitudine mentale e spirituale. Infatti acqua e aria sono elementi che fluiscono ed esprimono la metafora del viaggio e del cambiamento. Alla terra si ricollegano i bisogni materiali, all’acqua e all’aria le esplorazioni dell’animo. Il mare e il vento sono gli elementi fondamentali per disegnare le linee di uno scafo, il compito del progettista nautico è quello di interpretare quanto da loro suggerito e metterlo in pratica. Il maestro d’ascia deve creare le sue opere con la consapevolezza che non dureranno per sempre e questo ti permette di migliorarti ogni volta non solo nel lavoro ma anche come persona.

 

Utilizzi altri materiali oltre il legno?

Si. Uso metallo, plastica ma soprattutto legno e gioco con essi per creare barche di diverso tipo. È un po’ quello che fa il cuoco che crea piatti diversi con gli stessi ingredienti ma giocando con loro in modo diverso…
Quindi la tua fantasia si riversa nei vari progetti. Sono ideati sempre da te o ti vengono anche richiesti?
La maggior parte sono creati da me ma qualche volta sono richiesti e in tal caso non sono sempre d’accordo con le idee del richiedente.
Che tipo di barche hai creato?
Ho fatto barche fino ai 26 metri ma ora sono più interessato a materiali naturali che salvaguardino l’ambiente come il legno che cresce in Sardegna. Voglio fare barche con vecchie forme come quelle vichinghe o come i gozzi. Ho rifatto anche il Leudo in Liguria. Queste antiche forme sono legate alla storia dei popoli e per me danno più sicurezza. Sto progettando anche barche di 27 chili per i ragazzi che vogliono imparare a navigare perché è importante mantenere viva questa cultura.
A che età hai avuto la tua prima barca?
A 8 anni… l’avevo presa in prestito (per non dire rubata) in un lago in Inghilterra dove mi aveva portato mia mamma in vacanza per pescare. Ma pescare per me era una noia e così, avendo visto una piccola barca ancorata l’ho presa per fare un giro. Il proprietario mi voleva far arrestare ma alla fine decise di punirmi privandomi di tutti i miei giorni liberi per fare manutenzione alla barca finché alla fine mi insegnò a navigare e me la lasciò in eredità. Faccio ancora la stessa barca, uso la sua vecchia linea per i nuovi progetti.
Questo mestiere ti è stato tramandato dalla tua famiglia…
“Ho gli attrezzi che mi aveva regalato mio bisnonno, che sono ancora ottimi per lavorare e per me hanno un enorme significato legato alle mie origini. Mio nonno era un armatore, aveva diverse navi che sono state affondate dai giapponesi durante la seconda guerra mondiale. È morto a novantadue anni dopo aver passato una giornata al mare pescando. Per me è morto felice. Il mare ci scorre nelle vene. Nella mia vita ho fatto lo skipper su una barca-scuola austriaca gestita dai servizi sociali per ragazzi con vari problemi, mi sono laureato in filosofia e ho anche insegnato alla Bocconi ma la mia vita è legata al mare perciò eccomi qua”.
Cosa ti ha insegnato stare a contatto col mare?
“Umiltà nei confronti degli altri, rispetto per gli altri e per l’ambiente e libertà”.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Resterai a Cagliari?
“Non lo so, la vita è un’avventura… Per ora sto bene qui e vorrei aprire una scuola per insegnare ai ragazzi il mestiere di maestro d’ascia perciò una sorta di scuola anche di vita”.
Diceva Nietzsche: “forse io voglio essere uno spirito libero, perfino più libero di quel che io posso”.

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